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Sculture in città, Volterra, 9 agosto-9 settembre 1972 
  «    La prima mostra di Staccioli in uno spazio urbano si tiene a Volterra ..
  «    Quando ho affrontato lo spazio della Piazza dei Priori ..
  «    La costruzione plastico-edilizia, che Staccioli pratica fin dall’inizio degli anni Settanta ..

La prima mostra di Staccioli in uno spazio urbano si tiene a Volterra, sua città d’origine. Qui progetta ed esegue cinque installazioni in luoghi diversi della città, scelti per la loro importanza storico-sociale. A Volterra l’approccio della scultura con l’ambiente si definisce e prende il piglio interrogativo e spesso pungente di quegli anni duri, apertamente critici, politicamente impegnati. Staccioli non nega il proprio coinvolgimento, lo riversa nell’opera, là dove il luogo stesso con la sua storia di battaglie cruente, di invasioni antiche e recenti, offre ben più di un semplice spunto alla sua riflessione estetica. Colloca un’asta in ferro minacciosa, la punta acuminata verso la porta, davanti alla porta etrusca, che fu abilmente difesa dai cittadini durante l’invasione tedesca del ’44. Alle balze, sito archeologico dove affiorano i resti della barriera muraria etrusca, installa una serie di pali neri appuntiti e inclinati verso l’esterno a rievocare le esigenze difensive della città nel tardo medioevo. In piazza dei Priori, il centro cittadino luogo del governo e della chiesa, Staccioli pone una fila diagonale di elementi piramidali, la punta direzionata in tono aggressivo, ripensando alle antiche lotte tra guelfi e ghibellini. Senza tempo, il pensiero va dritto al presente, ai fronti opposti in quegli anni ‘di piombo’.


Maria Laura Gelmini, Volterra ’72, in Mauro Staccioli. All’origine del fare, Corraini, 2008


Quando ho affrontato lo spazio della Piazza dei Priori (intervento che ritengo esemplare di tutto il lavoro), mi sono trovato di fronte a uno spazio architettonico che io, volterrano di nascita mai avevo percepito per intero nella sua forza plastica, nella sua durezza architettonica. Il discorso sulla violenza, sulla prevaricazione, sulla situazione di esasperazione della condizione umana nella società tecnologica moderna doveva calarsi in uno spazio carico di estremo fascino storico, e, al tempo stesso, di una atmosfera mistificatoria da itinerario turistico: fascino che coinvolge in una sorta di rapimento fuori dal tempo e dalla realtà. Dovevo rompere questa situazione per ricondurre l’individuo, il visitatore alla condizione della realtà di oggi [...]. Ho risolto l’idea con una barriera di elementi piramidali inclinati, che strutturalmente rompessero con ogni verticalità e statica volumetricità dello spazio circostante: sistemati in una linea diagonale “transitabile”. Il rapporto idea-forma-materia-spazio di azione è stato fondamentale nella risoluzione del discorso che intendevo fare. Il pubblico poteva agire passando attraverso l’idea, scontrandosi con l’oggetto ostacolo, con la “condizione di barriera”.


M. Staccioli, in Volterra ’73, cat. mostra, Volterra, 15 luglio-15 settembre 1973, Centro Di, Firenze 1973


[…] La costruzione plastico-edilizia, che Staccioli pratica fin dall’inizio degli anni Settanta per le sue proposizioni di scultore, concreta dunque fisicamente un segno che si afferma di volta in volta nella sua unicità, nella sua occasionalità, nella sua stessa temporaneità, quindi. […] Per Staccioli dunque la scultura è – come mai nel passato, in fondo – consapevolmente immediato e labile strumento di confronto, di affronto anzi, di intervento, in contestualità determinate. […] resta infatti soprattutto come realizzata esperienza di rapporto, come idea affermata, ma accetta anche l’immediatezza della propria fisica rovina. […] […] Staccioli riesce a valutare la forma come idea-segno formale, anziché come forma corpo-peso-spazio, dalla quale così difficilmente lo scultore riesce invece tradizionalmente a liberarsi. […] Il carattere “politico” del lavoro di Staccioli risiede proprio in questa sollecitazione alla partecipazione comunicativa, al dialogo critico. […] […] Staccioli a Volterra già nel 1972 si sente non solo di proporre per mezzo dello strumento scultura – come dirà poco dopo – delle “idee”, ma di sollecitarne emotivamente la fruizione dialettica. E in questi termini l’intervento più esplicito era forse quel filtro obbligato che, tagliando diagonalmente Piazza dei Priori, rendeva inevitabile il rapporto immediato con le dure, attuali, sagome delle strutture piramidali molto acute, e di particolare tensione dinamica nella loro inclinazione. […] Ferro e cemento erano i segni del nostro tempo nel petroso contesto edilizio dell’antica città. Cemento usato […] appunto nella piramide nella piazza di S. Giovanni, che vi costituiva un’allarmante intrusione, un agguato armato, a distogliere anche lì da qualsiasi lettura distaccata e vacuamente pittoresca, come quelle indotte dal consumo turistico della città […]. L’attrito era dunque fra una presente condizione di violenza e una antica, recuperata, riavvertita. […] Ancora un affronto, uno scontro. Che era emblematicamente il senso dell’intervento nel Piazzale di Sant’Andrea […] dove quattro cubi di cemento si propongono a barriere, ciascuno con al centro un aculeo di profilato di ferro; una difesa, ma anche certo una minaccia nuova sul profilo della città antica.


Enrico Crispolti, Mauro Staccioli: il segno come scultura, Coopedit, Macerata, 1981